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CD-R E GLI STANDARD DI REGISTRAZIONE
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CD-R: la loro classificazione e il loro utilizzo
I
CD-R sono dischi WORM (Write Once Read Many) che possono
essere scritti una sola volta e letti più volte. Rispetto ai CD
stampati, di colore argentato, sono meno resistenti agli sbalzi
di temperatura, alla luce diretta del sole e alle sollecitazioni
meccaniche. Hanno pure una durata inferiore anche se la loro vita,
dopo essere stati incisi, è stimata in diverse decine di anni.
Il
loro funzionamento, in lettura, è uguale a quello dei CD argentati
anche se non tutti i lettori CD, in particolare i modelli più
datati, sono in grado di leggere tutti i tipi di CD-R.
Un
CD-R è, in genere, formato dalle seguenti parti:
- un'etichetta
opzionale
- una
superficie stampabile, uno strato protettivo o entrambe
- una
lacca protettiva trattata con raggi ultravioletti
- un
polimero colorante organico sul quale vengono incisi i dati
- un
substrato di policarbonato (la plastica trasparente).

I
dati vengono incisi sul polimero organico tramite un laser in
modo da produrre la giusta sequenza di pit e land necessaria a
rappresentare le informazioni. Esse sono disposte lungo una spirale
che compie circa 22188 rotazioni con una densità di circa 600
giri per millimetro.
I
primi CD-R (i CD verdi) sono stati prodotti dalla Taiyto Yuden
utilizzando dapprima una pellicola organica di colore verde (cyanine)
e successivamente di una pellicola dorata (phthalocyanine). I
CD-R verdi sono stati utilizzati per lo sviluppo degli standard
di masterizzazione. Successivamente la Mitsui Toatsu Chemicals
ha creato il processo per la costruzione dei CD Gold mentre
Verbatim ha brevettato i CD silver/blue.
Attualmente
in commercio si trovano CD-R gold/gold, green/gold e silver/blue.
I dischi gold e green utilizzano, come materiale riflettente,
una sottilissima (circa 50 – 100 nm) pellicola di oro a 24 carati
ma lo strato di polimero organico fa apparire la superficie del
disco di colore verde. I CD silver/blue, di produzione abbastanza
recente, sembrano avere un tasso di errore ridotto e una resistenza
all’usura superiore ai dischi green e gold. Inoltre sono dotati
di uno strato protettivo che ne aumenta l’affidabilità.
Il
motivo per cui esistono diversi tipi di CD-R con tecnologie costruttive
diverse, è da imputare al fatto che, quando una casa produttrice
vuole entrare nel mercato, deve inventare un nuovo materiale compatibile
con gli standard e non può utilizzare, a meno di non pagare costosi
diritti al legittimo proprietario, la tecnologia esistente in
quanto coperta da brevetto.
La
durata dichiarata di un CD-R, una volta che è stato inciso, è
di circa 75 anni per i CD green e 100 anni per i CD gold e silver.
L’esposizione del disco a temperature estreme, alla luce diretta
del sole, ad un alto tasso di umidità o il sottoporlo a urti e
polvere che possono danneggiare la superficie, riduce di molto
la durata. Si tenga presente che graffiare la plastica che copre
la superficie riflettente di un CD può non causare danni ai dati
in esso contenuti. Le informazioni, infatti, sono incise in prossimità
dell’etichetta del CD in quanto il polimero organico si trova
in tale posizione. A causa di tale caratteristica costruttiva,
non bisogna mai incidere l’etichetta del CD e, se è necessario
scrivervi sopra, bisogna utilizzare dei pennarelli indelebili
con punta morbida. I pennarelli da utilizzare e le etichette da
appiccicare devono essere certificate per l’utilizzo con i CD-R
in quanto i solventi e le colle utilizzati potrebbero danneggiare
lo strato protettivo del CD e renderlo illeggibile. L’etichetta
deve essere inoltre applicata in modo perfettamente simmetrico
al centro del CD e deve essere di forma circolare. La non corretta
applicazione dell’etichetta può sbilanciare il CD e rendere difficoltosa,
se non impossibile, la sua lettura.
Quali
CD-R bisogna utilizzare? Non esiste il CD-R perfetto. Dipende
dal masterizzatore utilizzato, dal lettore CD/ROM o CD/AUDIO che
dovrà utilizzare i dischi prodotti e dall’utilizzo che si vuole
fare. L’unico modo per scoprire quali CD-R utilizzare è quello
di andare per tentativi. Da prove empiriche eseguite da molti
utenti emerge, in ogni caso, che i CD-R migliori sono i TDK (di
qualunque tipo).
Ultimamente,
con la nascita dei CD Recorder audio, sono stati introdotti sul
mercato i CD-R Audio. Questi dischi sono perfettamente identici
ai CD-R per dati. L’unica differenza è che al loro interno è stato
introdotto un codice identificativo che indica che si tratta di
un CD-R Audio e introduce una minima, anche se efficace, protezione
dalla copia. I CD Recorder Audio domestici, controllano la presenza
di tale codice e se non lo trovano non consentono l’incisione
del disco. I CD Recorder Audio domestici, pertanto, funzionano
solamente con CD-R Audio. I CD Recorder Audio Professionali (del
costo di svariati milioni) e i masterizzatori per computer funzionano
indifferentemente con CD-R Audio e CD-R Dati. Il costo di un CD-R
Audio è circa il doppio di quello di un CD-R Dati in quanto le
case produttrici pagano una tassa alle case discografiche come
risarcimento al fatto che gli utenti utilizzeranno i CD-R Audio
per copiare dischi e materiale musicale coperto da diritti d’autore.
I
file system ISO 9660, HFS e Joilet
Affinchè
un compact disk possa essere utilizzato come supporto per la memorizzazione
dei dati, è necessario creare un file system che consenta l’accesso
ai file in esso contenuti e la loro organizzazione in directory
e sottodirectory. Quando venne introdotta la tecnologia dei CD-ROM,
non esisteva nessun file system per cui i produttori dei sistemi
operativi crearono delle versioni proprietarie o estendevano la
FAT del DOS o l’HFS del Macintosh. Utilizzando un tale file system,
il disco poteva essere letto soltanto dal sistema operativo per
cui era stato sviluppato. Si sentì presto la necessità di creare
uno standard in grado di consentire l’accesso a un CD ROM da tutti
i principali sistemi operativi. I rappresentanti dell’industria
informatica ed elettronica si riunirono in un consorzio che prese
il nome di High Sierra Group (HSG) e nel 1996 consegnarono all’Organizzazione
Internazionale di normalizzazione degli Standard (ISO) le proposte
per il nuovo file system. Nacque così lo standard internazionale
ISO9660. L’estensione MS-DOS (utilizzata in modo nascosto anche
in Windows 95 e 98) che consente la lettura di CD in formato ISO9660
prende il nome di Microsoft CD Extensions e viene resa disponibile
dal programma MSCDEX.EXE. Per l’utilizzo dei PC multimediali è
necessario disporre almeno della versione 2.2 di MSCDEX. Anche
i computer Macintosh e i sistemi Unix necessitano di un particolare
driver, fornito con il sistema operativo, per poter accedere ai
dischi ISO9660. Il vantaggio principale di tale standard è di
consentire l’accesso ai dati contenuti su un CD attraverso l’utilizzo
di computer con sistemi operativi diversi.
Il
file system ISO9660 si è ispirato all’MS-DOS. E’ di tipo gerarchico
con la gestione di directory e sottodirectory nidificate fino
ad un massimo di 8 livelli. I nomi dei file e delle directory
non può superare gli 8 caratteri di lunghezza più tre caratteri
per l’estensione. I caratteri utilizzabili sono le lettere maiuscole
dalla "A" alla "Z" i numeri da "0" a "9" e il carattere di underscore
"_".
Queste
limitazioni sono descritte nell’Interchange Level 1 dello standard
e sono utilizzate dalla maggior parte dei dischi ISO9660. Esistono
pure dischi con Interchange Level 2 e 3 che vengono utilizzati
solo in casi particolari.
Nel
mondo Apple Macintosh viene utilizzato il file system HFS che
non ha le limitazioni dell’ISO9660. Per poter rendere disponibili
i CD sia ai computer PC IBM sia ai Macintosh, si sono creati i
CD Ibridi che sono formati da una partizione ISO9660 visibile
da entrambe i sistemi operativi che contiene i dati e le applicazioni
PC (non visibili dal mondo Apple) e da una partizione HFS che
contiene l’applicazione Macintosh. I dati sono condivisi nella
partizione ISO9660.
Con
la nascita dei sistemi operativi Windows95/98 ed NT che dispongono
di un file system in grado di memorizzare file e directory con
nomi lunghi, la Microsoft ha esteso l’ISO9660 creando il file
system Joilet che consente di utilizzare nomi dei file lunghi
fino a 64 caratteri prelevati dal set UNICODE (quindi supporta
lingue diverse) e un numero di livelli delle directory pressochè
illimitato. La lunghezza massima del nome del file, comprensivo
del percorso delle directory è di 120 caratteri. All’interno del
file system Joilet viene creata una replica in formato ISO9660
in modo da consentire la lettura del CD pure da sistemi operativi
diversi da windows 9x e NT.
Il
packet writing e l'UDF
La
scrittura a pacchetti consente di suddividere il contenuto di
una traccia e di inviarlo al masterizzatore in modo da sincronizzare
le pause tra l’invio di un pacchetto e l’altro con le pause di
ricalibrazione del laser.
Il problema principale della scrittura a pacchetti è dovuto all’incapacità
dei lettori CD più datati di interpretare correttamente le pause
fra i pacchetti. Esistono due metodologie: pacchetti a dimensione
fissa e pacchetti a dimensione variabile.
Con il sistema a dimensione fissa, il masterizzatore incide i
dati quando il pacchetto è stato completato.
Tutti i pacchetti appartenenti ad una stessa traccia devono essere
della stessa dimensione. Essendo i pacchetti tutti della stessa
dimensione, il lettore CD può calcolare in anticipo la posizione
delle pause fra i pacchetti. Purtroppo, la maggior parte dei lettori,
essendo il packet writing una tecnologia recente, non sono predisposti
a questo scopo. Con la scrittura di pacchetti a dimensione variabile,
il lettore CD non può calcolare a priori la posizione delle pause.
Una soluzione possibile è quella di creare un pacchetto (a dimensione
variabile) per ogni file che vogliamo memorizzare ma se le dimensioni
del file sono superiori alla capacità del buffer di scrittura
del masterizzatore si rischia di provocare un errore di svuotamento
del buffer. Un’altra possibilità è quella di scrivere un file
in passate successive ma la maggior parte dei file system, basati
sull’ISO9669 Level 1, non lo permette. Le estensioni che consentono
il packet writing (come Direct CD della Adaptec
e Packet CD della CeQuadrat)
aggiungono al sistema operativo un’estensione ISO9660 Level 3.
La
scrittura a pacchetti è più lenta della scrittura tradizionale
e, fino a quando il disco non è completo e non viene finalizzato,
è possibile leggerlo solo sul masterizzatore. Alcuni sistemi,
come il Packet CD consentono di comprimere i dati consentendo
di memorizzare fino 1.2 Gbyte su un singolo CD. Purtroppo i CD
così creati non possono essere letti dalla maggior parte dei lettori
CD in quanto il file system generato e in formato ISO9660 Level
3.
UDF
(Universal Disk Format) è un nuovo file system che viene utilizzato
sui DVD (Digital Versatile Disk) e per il supporto della scrittura
a pacchetti sui CD/CD-R. Esistono tre versioni delle specifiche:
- La
1.02 specifica per i drive a sola lettura come i DVD-Rom
- La
1.5 alla quale è stata aggiunta la correzione degli errori in
modo da consentire la scrittura su CD-R e CD-RW
- La
2.0 che è stata approvata dagli standard.
Quando
conviene utilizzare la scrittura a pacchetti? Certamente non è
utile per duplicare un CD e non consente l’incisione di CD Audio.
Il suo utilizzo, come i floppy disk, è utile in quei casi in cui
ogni giorno è necessario archiviare piccole quantità di informazioni
e non si ha spazio a sufficienza sull’hard disk per contenerle.
Il fatto che grazie alla scrittura a pacchetti si riduce quasi
completamente il rischio di bruciare il CD e che è possibile cancellare
(in modo virtuale) un file e sostituirlo con una versione più
aggiornata, consente di sostituire, con profitto e con costi contenuti,
i vecchi floppy disk.
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